Lo vedi, ti si stringe lo stomaco, e parte sempre la stessa domanda: «ma perché lo fa?». La coprofagia (il cane che mangia le feci, le sue o di altri cani) è uno dei comportamenti che più disgustano chi vive con un cane. La buona notizia: nella maggior parte dei casi è più comune e più «normale» di quanto pensi.
Quanto è comune (più di quanto credi)
Non sei un cattivo proprietario, e il tuo cane non è «sporco»: dietro c’è una spiegazione. Uno studio dell’Università della California a Davis, condotto su migliaia di cani, ha rilevato che circa un cane su sei mangia feci in modo abituale. Non è un’eccezione strana del tuo cane: è un comportamento diffuso. E a prima vista sembra un controsenso, lo sciogliamo qui sotto.
Da dove arriva: il paradosso, spiegato
Di norma il cane non sporca dove vive, anzi cerca di tenere pulito il proprio spazio. Perché allora mangia le feci? Perché dentro di lui convivono due spinte diverse, e quale prevale dipende dal contesto.
Dove vive, vince la pulizia. Le uova dei parassiti presenti nelle deiezioni non sono pericolose da subito: lo diventano dopo qualche giorno, maturando all’aperto. Rimuoverle, perfino mangiandole, quando sono ancora fresche, entro un paio di giorni, vuol dire toglierle prima che diventino una vera fonte di contagio, con un rischio basso per chi le ingerisce. È l’ipotesi più accreditata: in origine, un comportamento di pulizia della tana ereditato dal lupo.
Fuori, torna lo spazzino. Il cane resta, per natura, un opportunista: in natura non si spreca nulla, e tutto ciò che ha un odore interessante può diventare una risorsa. Lontano dal suo spazio quell’istinto riaffiora.
Tradotto per oggi: nella maggior parte dei casi non è una malattia, né un segno di carenze alimentari, ma istinti antichi che riaffiorano nel contesto sbagliato.
Perché il tuo cane lo fa
Oltre alla base ancestrale, contano alcune cose concrete:
- È un comportamento appreso. I cuccioli imitano la madre, che pulisce il nido; e in casa un cane può «impararlo» da un altro che già lo fa, non a caso è più frequente dove vivono più cani.
- Si auto-rinforza. Per alcuni cani ha un sapore gradito; e se ogni volta scatta la tua reazione (corri, urli, lo insegui) aggiungi attenzione, che per lui è comunque ingaggio.
- Noia e poca stimolazione. Un cane con poche occasioni di annusare e usare la testa si cerca «qualcosa da fare».
- Gestione e dieta. I cani molto voraci sono più predisposti; ambiente sporco e pasti poco soddisfacenti facilitano il comportamento.
Una cosa è certa: non lo fa per dispetto. I cani non fanno dispetti, non saprebbero nemmeno cosa siano. È sempre un bisogno, un’abitudine o un’eredità di specie, mai una vendetta.
Quando non è (solo) comportamento
Se la coprofagia compare all’improvviso in un cane adulto che non l’ha mai avuta, è insistente, o si accompagna a fame eccessiva, dimagrimento o feci cambiate, la prima mossa non è educativa: è far controllare il cane dal veterinario, per escludere cause mediche. Noi lavoriamo sul comportamento e sulla relazione; la parte clinica è competenza del medico veterinario, ed è giusto che resti la sua.
Cosa funziona davvero (e cosa no)
Un dato onesto: la ricerca mostra che le «scorciatoie» funzionano poco. Gli additivi da mettere nella ciotola risultano efficaci quasi mai; e né la punizione né i metodi a premio (incluso il clicker) si sono dimostrati risolutivi. La leva non è un trucco, è la gestione.
- Raccogli le feci, ma con calma, non farne una gara. Se ti precipiti a raccoglierle sotto i suoi occhi, per alcuni cani diventa una competizione («è mia, la prendo prima io») e accelerano per non perderle. Gestisci l’ambiente con tranquillità, senza scatti e senza rincorse.
- Previeni nelle situazioni a rischio. Guinzaglio dove sai che può capitare: anticipi invece di inseguire.
- Costruisci il «lascia» e lo scambio. Insegnagli a lasciare e tornare da te per qualcosa di più appetibile: un’alternativa migliore, non una battaglia.
- Arricchisci la giornata. Più annusate, più movimento, più giochi di testa: un cane appagato cerca meno «alternative».
- Non punire. La punizione insegna a nascondersi o a fare più in fretta, e aggiunge tensione.
La coprofagia non è un vizio e non è colpa tua: nella maggior parte dei casi è un comportamento normale, in parte antico, in parte appreso. Capire cosa lo alimenta è il primo passo per gestirlo. Ed è esattamente il modo in cui guardiamo ai comportamenti in Cane Fidelis: prima si osserva, poi si interviene.
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Riferimenti scientifici
- Hart B.L. et al., «The paradox of canine conspecific coprophagy», Veterinary Medicine and Science, 2018 (University of California, Davis).
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